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San Nicola. Il corpo e l’immagine tra Oriente e Occidente

Sede e date: Bari, Castello Svevo, 6 dicembre 2006-2 maggio 2007
Ideazione e progetto: Michele Bacci (Università di Siena)
Curatela: Michele Bacci (Università di Siena) in collaborazione con Fabio Marcelli (Università di Perugia)

San Nicola, che in Italia è noto soprattutto per il suo strettissimo legame con la città di Bari, è una figura di estrema importanza nella storia culturale e artistica del Mediterraneo e dell’Europa. L’intento della mostra è illustrare al grande pubblico le diverse fasi della lunga e affascinante vicenda che, nell’arco di molti secoli, ha portato questa figura, per molti versi enigmatica, ad assurgere al ruolo di santo universale e transconfessionale, capace di suscitare la devozione di migliaia di fedeli e di adattarsi a tradizioni, contesti e funzioni anche molto diversi tra loro. Questa vicenda viene illustrata ponendo l’accento sulla diffusione a vasto raggio della sua immagine e delle sue differenti interpretazioni, dall’Asia Minore a Costantinopoli, dall’impero bizantino alla Russia ortodossa, dal Levante multireligioso all’Italia cattolica, dall’Albania e dalla Turchia musulmane all’Olanda protestante e da lì, per una singolare serie di eventi, fino all’isola di Manhattan.

Il fascino di san Nicola è in parte alimentato dalle sue origini nebulose, non supportate da un numero sufficiente di testimonianze storiche concrete: le antiche storie di lui narrano per certo che fu vescovo della città di Myra, in Asia Minore, tra il III e il IV secolo, all’epoca dell’imperatore Costantino; che si distinse per la sua generosità, giustizia e capacità di intervenire in modo deciso ed equo a favore del suo gregge; che un fortissimo culto, destinato ad espandersi velocemente nel bacino del Mediterraneo, si sviluppò intorno al suo sepolcro, da cui fuoriusciva un liquido portentoso noto ovunque come il santo myron. Va detto inoltre che la sua fisionomia storica è resa ancor più complicata dal fatto che, nella letteratura agiografica, egli subì una contaminazione con un altro santo omonimo resosi illustre nel VI secolo nella stessa zona dell’Asia Minore, ovvero san Nicola, abate del monastero di Sion e vescovo di Pinara.

Tra il VI e il X secolo lo sviluppo del sepolcro di Myra come meta di pellegrinaggio e la progressiva elaborazione del racconto agiografico relativo al santo furono accompagnate dalla diffusione delle prime immagini, rappresentate in mostra da tre sigilli risalenti al VII-VIII secolo. Queste tre opere costituiscono, idealmente, il punto di partenza per un percorso che, attraversando esperienze e momenti storici diversi, giunge fino all’età contemporanea. Il visitatore viene invitato a ripercorrere, nell’ambito della prima sezione – Myrizon en Myrois. Le origini della figura di san Nicola in Asia Minore (secoli IV-IX) – il periodo di formazione dell’effigie di Nicola, allorché si diffusero, intorno alla basilica eretta sopra la sua tomba nella città di Myra, le prime rappresentazioni in cui il santo compariva secondo un aspetto ancora variabile, non pienamente codificato.
L’imporsi di un tipo universalmente riconoscibile viene illustrato nella sezione successiva – Archierarchis Christou. La diffusione a Bisanzio e nel Mediterraneo orientale (secoli IX-XV) –: avori, steatiti, cammei, oggetti di oreficeria, antiche icone, raccolti qui per la prima volta da diverse istituzioni e musei del mondo, dimostrano lo straordinario successo di questo santo nell’esperienza religiosa ed artistica di Bisanzio, così come l’interesse verso le sue gesta e i suoi miracoli; gli episodi della vita e delle azioni prodigiose di Nicola, che circolavano parallelamente nella letteratura agiografica, furono i primi ad essere rappresentati in immagini dipinte su tavola destinate alla devozione pubblica e privata.

Da Bisanzio il culto e l’immagine di san Nicola furono trasmessi alle città russe, dove nel corso dei secoli divennero così radicati da far assurgere questo santo al ruolo di patrono nazionale, destinatario di una venerazione estremamente intensa. Nella sezione intitolata Velikij Čudotvorec. San Nicola protettore di tutte le Russie (secoli XII-XVIII) vengono passate in rassegna, attraverso una serie cospicua di opere provenienti dalle collezioni della Galleria Tret’jakov di Mosca e di altri musei italiani ed europei, le tante immagini sacre di Nicola che, in Russia, vennero considerate miracolose perché avevano manifestato la speciale protezione del santo nei confronti di singole comunità: tra queste le icone taumaturgiche di Zarajsk e Velikoretsk, l’effigie rotonda di Novgorod, la statua lignea di Možajsk, nonché altri oggetti d’arte che testimoniano dell’antichità e dell’importanza del culto di Nicola in questo paese.

Un’icona russa che rappresenta la L’arrivo delle reliquie a Bargrad (Bari) introduce il visitatore a un momento fondamentale della storia di san Nicola, ovvero la traslazione del suo corpo da Myra alla città pugliese per mano di un gruppo di marinai baresi nella primavera del 1087, sedici anni dopo l’invasione dell’Asia Minore ad opera dei Turchi selgiuchidi e dopo la conquista della Puglia ad opera dei Normanni. In questa sezione – Sacer pastor Barensium. La traslazione a Bari e la nuova immagine di san Nicola (secoli XI-XVII) – si pone l’accento sulle modalità secondo le quali venne rielaborata l’immagine del santo a partire dal momento in cui Bari si trasformò nel suo nuovo centro di culto: attraverso una scelta di opere significative dall’XI al XVII secolo viene illustrato lo sviluppo dell’iconografia del santo nell’ambito pugliese e il ruolo importante svolto dall’icona donata alla basilica, nel 1327, dal re serbo Stefano Uroš Dečanskij, che in età moderna fu considerata la «vera effigie» di Nicola e venne frequentemente riprodotta in una serie di repliche. Una selezione di antiche insegne di pellegrinaggio pone in luce la vasta diffusione di tale immagine nel contesto europeo.

Il percorso ha la sua naturale continuazione nella sezione Terra marique gloriosus. San Nicola lungo le rotte di navigazione del Mediterraneo e i cammini di pellegrinaggio (secoli XIII-XVI), dedicata alla diffusione dell’immagine di Nicola nei maggiori scali portuali e nei principali centri di culto; in tale contesto si intende porre in evidenza anche lo speciale rapporto tra questo santo e il mare. Il visitatore viene invitato ad imbarcarsi in un lungo viaggio che, partendo dalla Puglia e passando attraverso i territori del Levante, giunge fino alle coste catalane, grazie all’esposizione di sculture e dipinti medievali provenienti dal Museo nazionale di Barcellona. Elemento dominante è la monumentale tavola del tardo sec. XIII proveniente dal Museo bizantino di Nicosia (Cipro): in quest’opera, commissionata da un cavaliere crociato e dalla sua famiglia per una chiesa di rito greco, convivono elementi occidentali e orientali, a testimonianza dell’universalità di questa figura agiografica.

Al viaggio nel Mediterraneo fa seguito, con la sezione Praesul immensae largitatis. L’immagine di san Nicola nella tradizione occidentale (secoli XII-XVIII), un percorso in cui il visitatore ha modo di seguire lo sviluppo dell’immagine di san Nicola nel mondo occidentale tra il Medioevo e l’età moderna: si parte dalle statue-colonna romaniche che raffigurano l’episodio in cui il santo neonato rifiuta il latte per osservare il digiuno al mercoledì e al venerdì e si prosegue con la straordinaria casula ricamata del Museo di arti decorative di Vienna, risalente al sec. XIII, in cui l’intera vita del santo è raffigurata; si continua quindi con le numerose rappresentazioni del taumaturgo come vescovo latino, contraddistinto dalla presenza della mitria e del pastorale, e dei suoi più famosi miracoli (la generosità nei confronti di tre fanciulle che il padre meditava di prostituire, il salvataggio di una nave sorpresa da una terribile tempesta, la risurrezione di tre giovanissimi chierici fatti a pezzi e messi in salamoia da un oste) nelle interpretazioni sia dei pittori italiani (tra cui Paolo Veneziano, Andrea Orcagna, Lorenzo Monaco, Mariotto di Nardo, Giovanni di Francesco, l’Ortolano e Corrado Giaquinto), sia degli artisti fiamminghi, tedeschi e francesi.

A margine del percorso principale una piccola sezione dal titolo Patron des enfants sages. San Nicola nell’immaginario popolare europeo tra il XVII e il XX secolo viene dedicata alla figura di san Nicola nell’ambito del folklore, con un’attenzione speciale al ruolo che riveste ancor oggi nell’Europa a nord delle Alpi come portatore di doni ai bambini alla vigilia della sua festa al 6 dicembre. L’uso, che prevede la visita nelle case da parte di attori che impersonano san Nicola e un suo accompagnatore spaventoso dall’aspetto bestiale o diabolico, è stato di stimolo alla produzione di un particolare filone iconografico, che viene illustrato attraverso una serie di testimonianze figurative. Il percorso inizia con due dipinti del Seicento olandese, le due versioni della Vigilia di san Nicola di Jan Steen e Richard Brakenburg, e prosegue con incisioni e stampe sette-ottocentesche che illustrano il radicamento di tali usi nei Paesi Bassi, in Germania e in Austria. A questo fa seguito una breve riflessione sul complesso rapporto che è venuto ad instaurarsi, in tali contesti, tra questa rappresentazione popolare di san Nicola e la figura folklorica nota in Germania come ‘Weihnachtsmann’ (l’Uomo di Natale), in Russia come ‘Ded Moroz’ (Nonno Gelo) e negli Stati Uniti come ‘Santa Claus’; si pone in evidenza come tali figure, anche se condividono il ruolo di portatori di doni e talora il nome stesso di Nicola (‘Santa Claus’ proviene da ‘Sankt Niklaus’, ovvero ‘san Nicola’), non sono in relazione sul piano iconografico, in quanto la loro derivazione è piuttosto da antecedenti come l’uomo selvatico (immagine di uomo bestiale diffusa nell’arte a partire dal tardo Medioevo) o la rappresentazione allegorica della stagione fredda come un vecchio dalla lunga barba. Un dipinto di Andy Warhol, Myths, in cui Santa Claus compare assieme ad altre figure dell’età postmoderna, viene posto a conclusione per significarne l’appartenenza ad un nuovo e distinto orizzonte simbolico.

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